Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e altri che si misurano in emozioni e scoperte. Il Cammino di Francesco – nella direttrice da Rimini a La Verna – appartiene alla seconda categoria. È un invito a riscoprire, passo dopo passo, l’anima di un’Italia che si svela lentamente, seguendo le orme di un uomo che fu prima di tutto un instancabile camminatore: San Francesco d’Assisi. Un itinerario che si snoda attraverso ottocento anni di storia: un’immersione profonda in un paesaggio dove la natura, la storia e la spiritualità si fondono, offrendo un’esperienza che rigenera il corpo e lo spirito.
Il cammino inizia fisicamente e spiritualmente presso la Cattedrale di Rimini, sorta sull’antica chiesa di San Francesco. Qui, ogni pellegrino compie un rito che è il primo passo di una promessa: il ritiro della “credenziale“. L’apposizione del primo timbro non è una semplice formalità ma un gesto che trasforma l’intenzione in impegno: è l’incipit fisico di un cammino che è, prima di tutto, spirituale.
Lasciata la città alle spalle, ci si addentra subito nel cuore pulsante della Romagna, pronti a seguire le tracce del santo, attraverso 3 tappe indimenticabili di un percorso costellato di luoghi carichi di significato, dove la storia di San Francesco si intreccia con leggende secolari e paesaggi mozzafiato.
La prima parte del cammino si snoda lungo la Val Marecchia, un territorio dominato dal corso del fiume omonimo, incontrando il Convento di Santa Croce (Villa Verrucchio): un luogo che custodisce una delle testimonianze più suggestive della presenza di Francesco. La leggenda narra che il santo, durante il suo viaggio, piantò qui il suo bastone da pellegrino, che miracolosamente mise radici.
Deviazione Consigliata a Sant’Arcangelo di Romagna: vale la pena fare una piccola variante per immergersi nell’atmosfera di un antico borgo fortificato. Sant’Arcangelo affascina con i suoi palazzi nobiliari, i vicoli suggestivi e un fitto reticolo di grotte tufacee la cui origine è ancora avvolta nel mistero: erano semplici cantine o – come alcuni sostengono – antichi luoghi di culto?

Proseguendo, si incontrano due luoghi che furono cruciali nella vita del santo e nella nascita del francescanesimo:
- Convento di Sant’Igne: il nome di questo luogo deriva dal latino “Ignis”, che significa fuoco. La tradizione vuole che San Francesco e Frate Leone, mentre bivaccavano in questa zona, furono attratti dalla luce di un fuoco, trovando qui un luogo di sosta e preghiera.
- San Leo: un borgo arroccato che è stato teatro di un evento fondamentale. Nel maggio del 1213, accadde un fatto che cambiò per sempre la storia di Francesco: durante una predica nella piazza principale, le sue parole, “tanto profonde”, colpirono il cuore del conte Orlando di Chiusi. Poco dopo, il conte prese in disparte Francesco e gli fece dono del Monte della Verna, descrivendolo come il luogo ideale, solitario e selvaggio, dove lui e i suoi frati avrebbero potuto ritirarsi in preghiera.
Il cammino si fa più impegnativo man mano che si sale verso l’Appennino, regalando panorami spettacolari e incontri inaspettati.
- Rocca di Maioletto: un punto panoramico eccezionale, dove un tempo sorgeva un borgo franato nel 1700. Da qui si possono osservare le “rughe” del paesaggio, che non sono semplici formazioni geologiche. Come spiega la guida, queste pieghe della terra rappresentano “il passato, il presente e il futuro della nostra penisola”: un paesaggio vivo, in un lentissimo viaggio dalla Liguria verso i Balcani, destinato un giorno a “chiudere l’Adriatico“.
- Sant’Agata Feltria: non solo una tappa di riposo, ma un incontro con la cultura. Il borgo ospita un piccolo e magnifico teatro che l’attore Vittorio Gassman, in visita nel 1993, definì “un incanto“. Si narra che amasse recitare i suoi versi proprio lì, dove un tempo si trovava la buca del suggeritore.
- Eremo di Sant’Alberico: situato a 1000 metri di altitudine, questo eremo è un’oasi di pace e silenzio. Fu un luogo di ritiro per l’eremita Alberico nell’XI secolo e, secondo la tradizione, una sosta per lo stesso San Francesco prima di raggiungere la sua meta finale.
L’ultima parte del cammino attraversa il territorio del Monte Fumaiolo, un’area ricca di acque, foreste e sapori autentici. La sua natura generosa si riflette nei prodotti tipici che si possono gustare lungo il percorso.
Mentre si cammina tra questi paesaggi, il Santuario della Verna inizia a comparire in lontananza, un richiamo potente che infonde nuova energia per l’ultimo tratto.
L’ultima salita, dura ma gratificante, conduce al cuore delle Foreste Casentinesi, dove sorge il Santuario della Verna. L’arrivo in questo luogo sacro è un momento di profonda emozione e significato spirituale, perché La Verna è:
- il monte donato dal conte Orlando, simbolo di un incontro che ha cambiato la storia.
- il luogo dove San Francesco ricevette «l’ultimo sigillo»: le stigmate. Qui, questo segno di dolore viene riletto in una luce nuova e potente, con le parole dei frati: “Dalle ferite alla vita“. Una ferita, spiegano, può diventare una feritoia, un’apertura che lascia entrare la luce e trasforma la sofferenza in salvezza.
- il punto finale del viaggio, dove si riceve l’ultimo timbro sulla credenziale, a sigillo di un percorso fisico e interiore indimenticabile.

Perché camminare sulla via di Francesco?
Intraprendere questo cammino significa vivere un’esperienza trasformativa e rigenerativa. Le ragioni per partire sono tante, ma sono 3 quelle che emergono con forza dal racconto di chi lo ha percorso:
- per toccare con mano la natura: si attraversa una straordinaria varietà di paesaggi, dalla brezza marina della costa romagnola al silenzio sacro delle foreste appenniniche, sentendo la presenza di Francesco in ogni elemento.
- per toccare con mano la storia: si cammina attraverso secoli di storia, visitando borghi medievali perfettamente conservati, antichi conventi e luoghi che hanno plasmato la cultura e la spiritualità d’Italia.
- per ritrovare se stessi: più di ogni altra cosa, il cammino è un’opportunità per riscoprire il silenzio, la pace e un contatto più profondo con la propria interiorità. È un invito a spogliarsi del superfluo per riscoprire l’essenziale, proprio come insegnò San Francesco.



