Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene non sono un mero confine geografico, ma un’epica scritta sulla terra, dove ogni pendenza è una strofa e ogni filare un verso. Riconosciute come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, queste colline sono un paesaggio culturale vivente, un dialogo secolare tra la natura e il lavoro dell’uomo. Osservarle è come sfogliare le pagine di un libro antico, scoprendo capitoli incisi sui pendii.
«Con questo Cammino ci alziamo di quota e abbiamo la possibilità di ammirare panorami incredibili, vedendo dall’alto un territorio unico, modellato da terrazzamenti che risalgono al XVI secolo». Questo racconto è un viaggio attraverso le epoche che hanno plasmato le colline, dalle fortezze medievali alle ferite della Grande Guerra, fino a farle diventare un simbolo di eccellenza enologica conosciuto in tutto il mondo.
Prima ancora che il Prosecco desse il suo nome a queste terre, la storia aveva già piantato radici profonde, lasciando un’eredità di fortezze e leggende che ancora oggi dominano il paesaggio.
L’eredità longobarda
La storia del territorio è indissolubilmente legata alla famiglia Collalto, le cui origini risalgono al popolo longobardo. Prima dell’anno 1000, i Collalto erano già Conti di Treviso. Il loro legame con le radici germaniche è così profondo che persino il nome della collina principale e della sua chiesa deriva da un santo longobardo, testimoniando un’eredità che ha attraversato più di un millennio.
Fortezze nel tempo
Per consolidare il loro dominio, i Collalto edificarono due imponenti fortezze che ancora oggi definiscono lo skyline delle colline:
- Castello di Collalto (1110): La prima roccaforte, stabilita per ampliare il controllo sulla zona.
- Castello di San Salvatore (iniziato nel 1245): Un complesso maestoso che, già nel 1320, aveva raggiunto la sua estensione attuale, comprendendo sia la rocca che il borgo fortificato.
Mentre la “Pax Veneziana” rendeva superflue molte fortezze, il Castello di San Salvatore mantenne la sua importanza strategica, permettendo ai Conti Collalto di trasformare la sua funzione da militare a culturale, facendone una corte rinascimentale: diventarono mecenati, ospitando i più importanti artisti dell’epoca e trasformando le loro terre in una culla d’arte.

La bellezza di questo territorio non è rimasta confinata tra le mura dei castelli, ma ha traboccato, ispirando artisti che ne hanno immortalato l’essenza nelle loro opere, rendendola universale.
L’artista più emblematico è Cima da Conegliano, definito non a caso “il pittore del paesaggio“. Egli trasse ispirazione diretta da queste colline, trasferendo la loro luce e le loro forme armoniose in capolavori pittorici. La regione è stata una vera fucina di talenti, vedendo all’opera anche lo scultore Antonio Canova e l’architetto Andrea Palladio, geni che hanno lasciato un’impronta indelebile nel Veneto.
Questa fusione tra arte e paesaggio non è una costruzione artificiale per il visitatore; al contrario, è radicata in una profonda veridicità: «è questo aspetto estremamente autentico tutto quello che c’è è estremamente vero».
Un simbolo perfetto di questo legame si trova sulla terrazza del Castello di San Salvatore, dove le statue che la adornano sembrano, come è stato notato, «snobbarci completamente»: non cercano lo sguardo dello spettatore, ma lo dirigono verso il paesaggio, la vera fonte di ogni ispirazione.
Ma la stessa terra che ha nutrito la sensibilità degli artisti è stata anche testimone silenziosa di una delle più grandi tragedie del Novecento, le cui cicatrici sono ancora incise nel suo volto…

Le cicatrici della Grande guerra
La bellezza celebrata dall’arte convive con le memorie dolorose della storia. Il cammino che oggi attraversa le colline è anche un percorso nella memoria della Prima Guerra Mondiale, che qui ha lasciato ferite profonde e indelebili. Lungo i sentieri è ancora possibile imbattersi nelle testimonianze fisiche del conflitto: trincee, gallerie e postazioni militari sono incise nel terreno, silenziose custodi di un passato tragico. Un esempio emblematico di questa storia è la chiesa di San Martino a Colle San Martino: ricostruita nel 1927, è diventata simbolo della resilienza della comunità. Qui si ripete ancora oggi il rito dei “nomi cavai“, legato a un miracolo del santo, secondo cui le coppie senza figli chiedono la grazia estraendo da un’urna il nome da dare al nascituro.
Dalle macerie di quella distruzione, il territorio ha saputo trovare la forza non solo di ricostruire, ma di distillare la propria essenza in un prodotto che oggi è simbolo di orgoglio e rinascita: il Prosecco Superiore.
L’orgoglio delle Colline: il Prosecco Superiore
Oggi, il legame tra questo territorio e il suo vino è così forte che si potrebbe quasi chiamarlo “Collina del Prosecco“. Il Prosecco non è solo un prodotto, ma l’espressione più autentica dell’identità locale, un motore economico e culturale che ha portato queste colline alla ribalta internazionale.
Le Colline del Prosecco sono diventate la destinazione turistica con la crescita più rapida in Veneto, la regione più visitata d’Italia. Un successo che dimostra come un prodotto di eccellenza possa generare un valore immenso per l’intero territorio, non solo economico ma anche culturale.
Questa complessa identità, fatta di storia, arte e orgoglio enologico, non è un racconto da leggere, ma un’esperienza da vivere, anche attraverso i suoi 33 prodotti enogastronomici a marchio riconosciuto.
Per immergersi completamente in questo racconto, il modo migliore è percorrerlo a piedi: “Il Cammino delle Colline del Prosecco” è il filo conduttore che unisce le varie tessere del mosaico territoriale, snodandosi lungo il filo di cresta della Core Zone UNESCO, offrendo panorami incomparabili.
Le caratteristiche del Cammino:
- Distanza: 51 km da Vidor a Vittorio Veneto.
- Tappe consigliate: 4, per assaporare il viaggio senza fretta.
- Visitatori recenti: 8.000 persone da 39 paesi nell’ultimo anno.
Oltre al cammino, il territorio offre innumerevoli modi per “assaggiare” la sua cultura unica:
- tour in Vespa sulla più antica Strada del Vino d’Italia, per un’esperienza in stile “dolce vita”
- degustazioni di Prosecco Superiore abbinato a formaggi locali pluripremiati
- lezioni di cucina per imparare a preparare il Tiramisù, il dolce più famoso al mondo, nato proprio in questa zona.
- per i più avventurosi, trekking, discese in mountain bike e voli in parapendio sul Monte Grappa.

Le Colline del Prosecco sono molto più di un luogo di produzione vinicola: sono un paesaggio dove ogni vite, ogni castello e ogni sentiero racconta una storia. È un territorio autentico, dove il patrimonio non è qualcosa da inventare, ma è già presente in ogni pietra e in ogni filare. Visitare queste colline significa camminare attraverso la resilienza, l’arte e il lavoro umano, scoprendo non solo un paesaggio, ma l’anima di un popolo che ha saputo trasformare le ferite della storia e la fatica del lavoro in un’eredità di bellezza universale. Cosa di più rigenerativo?



