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Come si trasforma un’identità culturale nascosta in una meta turistica apprezzata? Come si può arricchire l’offerta di un luogo già noto, invitando i visitatori a esplorare oltre i soliti percorsi? Ecco tre strategie efficaci, basate sui risultati concreti del Bando “In Luce”: un’iniziativa che ha permesso di analizzare cosa funziona davvero sul campo, offrendo spunti preziosi a chiunque voglia valorizzare le ricchezze del proprio contesto locale.

Il Bando ha sostenuto 15 progetti che hanno coinvolto 140 Comuni, con una forte vocazione per le aree meno centrali (circa il 60% sono aree interne), generando un totale di 43.000 presenze. Da questa esperienza sono emersi tre approcci distinti, o “modelli”, ognuno pensato per un punto di partenza differente.

Iniziamo dal primo approccio, pensato per i territori che partono da zero o quasi

Modello di “attivazione culturale”: accendere la scintilla dove la cultura è nascosta

Questo primo modello è una vera e propria strategia di avvio, pensata per creare attrazione turistica in luoghi ancora poco esplorati, ma ricchi di potenziale inespresso.

Obiettivo: Attivare dinamiche di attrattività turistica puntando su risorse culturali il cui valore è poco riconosciuto o apprezzato.

A chi si rivolge? È l’approccio ideale per aree tendenzialmente poco turistiche, dove l’identità culturale, pur essendo presente, non è ancora stata valorizzata in chiave turistica. Si tratta di luoghi che hanno bisogno di “accendere una luce” sulle proprie risorse per farsi scoprire. Esempi concreti sono le aree interne del Piemonte, come il Biellese, la Val Bormida e la Serra Morenica.

Quali attività e quale rete? Le strategie si concentrano sull’attrarre l’attenzione e sul creare una rete da zero. Non si tratta solo di cosa si fa, ma di chi lo fa:

Iniziative artistiche e musicali (39%): Eventi come concerti, mostre e performance sono perfetti per attirare nuovi pubblici sul territorio, creando un motivo concreto per visitarlo;

Attività esperienziali (26%): laboratori artigianali, degustazioni o tour interattivi permettono di coinvolgere direttamente i visitatori, trasformando la visita in un ricordo memorabile e creando un legame più forte con il luogo.

Struttura della rete: in un contesto con legami ancora deboli, la strategia vincente è partire da un nucleo ristretto e coeso. I progetti di questo tipo hanno attivato un numero minore di attori territoriali (circa 1,3 per comune). Questa non è una debolezza, ma una scelta strategica: l’attivazione iniziale è guidata da un piccolo gruppo di promotori focalizzati, capaci di accendere la prima, fondamentale scintilla.

Risultati in breve: essendo un modello di avvio che lavora su contesti ancora non strutturati, i progetti di questo tipo hanno registrato in media circa 1.900 presenze.

Compagnia di San Paolo - In luce

Ma cosa succede se un territorio ha già un’attrazione famosa ma poco altro? Vediamo il secondo modello.

Modello di “Diversificazione Culturale”: andare oltre l’attrazione principale

Questo approccio è pensato per i territori che rischiano di dipendere da una sola, grande attrazione, cadendo nella trappola della “monocultura turistica“. L’obiettivo è ampliare l’orizzonte dei visitatori, mostrando loro che c’è molto di più da scoprire.
Obiettivo: Diversificare e ampliare l’offerta turistico-culturale, valorizzando risorse e attributi dell’identità culturale meno riconosciuti.

A chi si rivolge? Questo modello è perfetto per aree che possiedono già forti attrattori culturali (come un monumento, un santuario o un borgo celebre), ma dove il flusso turistico si concentra quasi esclusivamente lì, ignorando il resto del territorio. Esempi emblematici sono le aree intorno al Santuario di Oropa o al borgo di Cervo.

Quali attività e quale rete? Le azioni mirano a creare connessioni e a svelare ciò che si trova “dietro l’angolo”, sostenute da una rete collaborativa e bilanciata:

  • Costruzione di percorsi tematici (39%): Itinerari (a piedi, in bici, enogastronomici) sono la strategia chiave per connettere le grandi attrazioni con le aree meno visitate, guidando fisicamente i turisti alla scoperta di nuovi luoghi;
  • Installazioni e materiale divulgativo (32%): Pannelli informativi, installazioni artistiche o app dedicate aiutano a raccontare le storie dei luoghi meno conosciuti, rendendoli interessanti e comprensibili per chi è già in zona.

La struttura della rete: per diversificare con successo l’offerta, è fondamentale costruire una rete territoriale equilibrata e collaborativa. Questi progetti, infatti, hanno coinvolto un numero simile di attori turistici, organizzazioni culturali, imprese ed enti pubblici (in media dai 2 ai 3,5 attori per comune). Questa collaborazione impedisce che le nuove proposte restino isolate, integrandole nel tessuto sociale ed economico del territorio.

Risultati in breve: beneficiando di un contesto già parzialmente turistico, questi progetti hanno raggiunto una media di presenze più alta, pari a circa 3.500 per progetto.

Compagnia di San Paolo - In luce

Esiste infine un terzo scenario: quello di luoghi già molto turistici, ma per motivi non legati alla cultura. Ecco come intervenire.

Modello di “leva turistica”: intercettare i turisti già presenti

Questo è il modello più strategico: sfrutta i flussi turistici già esistenti per far conoscere e apprezzare l’identità culturale locale, che altrimenti rimarrebbe in ombra.

Obiettivo: balorizzare l’identità culturale locale facendo leva sui flussi turistici preesistenti e ampliando l’offerta di prodotti turistici.

A chi si rivolge? È l’approccio perfetto per destinazioni marittime o montane con una forte domanda turistica stagionale, ma dove i visitatori sono attratti principalmente dalle risorse naturali (spiagge, piste da sci) e non dall’offerta culturale. Ne sono un esempio le aree della Liguria, dell’Alto Piemonte e della Valle d’Aosta.

Quali attività e quale rete? La strategia non è solo offrire attività culturali, ma integrarle profondamente nell’infrastruttura turistica esistente. Sebbene le azioni siano bilanciate (iniziative artistiche, attività esperienziali e percorsi tematici superano tutte il 25%), il vero fattore di successo è la struttura della rete. Il termine “leva” è operativo: l’efficacia deriva dalla capacità di fare perno sulla rete commerciale che già “possiede” la relazione con il visitatore.

Questi progetti si distinguono per un coinvolgimento massiccio di operatori turistici (8 per comune) e imprese (4 per comune). La strategia è co-progettare e promuovere le esperienze culturali insieme ad albergatori, guide, ristoratori e agenzie, trasformando la cultura in un prodotto turistico integrato e facilmente accessibile per chi è già sul territorio.

Risultati in breve: anche questo modello ha dimostrato grande efficacia nell’intercettare i flussi esistenti, registrando una media di circa 3.500 presenze per progetto.

Compagnia di San Paolo - In luce

La strategia giusta per ogni territorio

L’esperienza del Bando “In Luce” ci insegna una lezione fondamentale: non esiste un modello “migliore” in assoluto, ma un approccio giusto per ogni punto di partenza. Che si tratti di accendere una scintilla nel buio, di ampliare un orizzonte ristretto o di intercettare un’onda già in movimento, la chiave è analizzare con onestà il proprio contesto e scegliere la strategia più coerente.

Valorizzare l’identità culturale in questo modo non solo crea nuove opportunità, ma promuove anche un turismo più sostenibile e consapevole. Non a caso, tra i progetti di successo spiccano forme di turismo slow: l’escursionismo outdoor è stata la tipologia prevalente, promossa in ben 12 progetti su 15, seguita dal turismo creativo e community-based, presente in 8 progetti su 15. Questi approcci rispettano i luoghi, coinvolgono le comunità e offrono ai visitatori esperienze più autentiche e significative. Ogni territorio ha le sue storie da raccontare: scegliere la strada giusta è il primo passo per farla ascoltare al mondo.

Editore
simtur
Anno

2026

Iniziativa promossa da:
Supplemento a:
Enjoy MAG

  • Registrato al Tribunale di Livorno
  • Direttrice: Patrizia Lupi
  • Marchio editoriale movability

magazine del ben-essere e del buon vivere

Enjoy MAG è un’iniziativa ideata e diretta da Patrizia Lupi – arricchita dalle visioni di Federico Massimo Ceschin – mirata a raccontare le sfide rigenerative di simtur, le migliori pratiche incontrate nei territori grazie ai labtur e agli Horse Green Day. le geografie minori del Bel Paese e le persone straordinarie che sono protagoniste del Rinascimento Rurale.

Un modo nuovo e interattivo di raccontare l’italianità partendo dai margini, dalla ruralità, dalle montagne, dalle piccole isole e dai comprensori meno celebrati dai cataloghi dell’offerta turistica.

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