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Dalla terra si può ripartire, si possono creare opportunità di lavoro e di restanza, ma occorre avere il coraggio di osare, una visione di ciò che si vuole realizzare, senza lasciarsi schiacciare dal presente: da un piccolo borgo del Salento, un modello di agricoltura che si basa sull’idea che è possibile restare. Per farlo, bisogna partire dal riutilizzo dei terreni abbandonati, sostenere il protagonismo dei piccoli paesi per farli sopravvivere allo spopolamento e generare economia sostenibile.

Tiziana Colluto è la presidente della Cooperativa Casa delle Agricolture “Tullia e Gino” di Castiglione d’Otranto: è in questa fetta di entroterra della provincia di Lecce che un gruppo di volontari ha iniziato nel 2012 un percorso di restanza al Sud attraverso «l’utilizzo di territori marginali per creare agricoltura, lavoro, sviluppo, speranza. Lo dimostra, nel piccolo, la nostra esperienza. Quando siamo partiti non avevano terreni e neanche la possibilità di acquistarli. Allora abbiamo chiesto ai proprietari dei terreni abbandonati la possibilità di potercene prende cura, in comodato d’uso, e da lì è iniziato questo cammino che ci ha portati a mettere a dimora 15 ettari che oggi sono diventati la Casa delle Agricolture “Tullia e Gino”».

Un luogo che, per chi vive da queste parti, è un presidio di agricoltura naturale, di tutela ambientale, di cittadinanza e partecipazione attiva, che nel frattempo ha seminato e raccolto anche la cultura della cooperazione e – nel 2017 – è diventata Cooperativa: «Coltiviamo ortaggi, orticole in via d’estinzione, come i cereali antichi» prosegue Colluto. «Abbiamo dato vita al primo Mulino di Comunità d’Italia, con macine in pietra, diventato centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità, che ha ridato valore alla biodiversità cerealicola e leguminosa. Chiunque può portare il proprio raccolto e usufruire di un servizio di molitura a costi equi. L’obiettivo è di garantire a tutti il diritto a un cibo sano e di qualità. Il Mulino di Comunità ha invogliato tanta gente a tornare a coltivare la terra, anche piccoli appezzamenti abbandonati. E’ anche uno spazio di acquisto popolare, che mette insieme piccoli produttori».

Aggirandosi lungo i campi che disegnano il paesaggio di questi luoghi, quindi, è possibile imbattersi nelle storie dei coltivatori e dei grani come il Senatore Cappelli, lo Strazzavisazz, il Saragolla, il Farro dicocco e monococco, l’Orzo Nudo, la Capiniura, il Maiorca, il Gentilrosso.

mulino di comunità

Il Mulino di Comunità si trova in una via dal nome tutt’altro che incoraggiante: via Depressa, a Castiglione d’Otranto. Ma ormai – per chi abita da queste parti – è invece sinonimo di prosperità: un centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità in grado di ridare valore alla biodiversità cerealicola e leguminosa. È uno strumento pensato per combattere lo spopolamento nelle aree rurali del Salento. È un incentivo concreto per un’agricoltura sana. È arnese per praticare la democrazia del cibo.

Grazie a questo esperimento – primo in tutta Italia! – chiunque può portare il proprio raccolto e usufruire di un servizio di molitura a costi equi, garantendo a tutti il diritto a un cibo sano e di qualità. E tutti devono potervi accedere: i poveri, i figli dei disoccupati, cassaintegrati, salariati…

Produrre farine di pregio e di gusto

Un mulino a pietra è sinonimo di produzione di farine di pregio e di gusto, perché solo questo tipo di macinazione consente di conservare il germe, ovvero la parte più nobile del seme. Al contrario, il metodo industriale lavora maggiori quantità ma raffina, surriscalda e impoverisce le farine di vitamine e proteine. L’approccio dolce delle mole al grano consente di rispettare maggiormente le caratteristiche fisiche e chimiche delle granaglie, consegnando farine meno fini, ma più ricche di vitamine, oli, enzimi e sali minerali.

Avere un mulino con macine in pietra significa, dunque, garantire la lavorazione di qualità dei cereali antichi per ottenere farine sane. E se quel mulino diventa “di comunità”, allora la sfida diventa doppia: significa dare a giovani contadini l’opportunità di ripensare dal basso i destini di un pezzo di territorio, contribuendo a rigenerarne collettivamente le sorti.

La Casa delle Agriculture è un laboratorio di innovazione sociale che, partendo dalla ricostruzione dei vincoli di una comunità rurale, è diventato punto di riferimento per un territorio molto più ampio del paese stesso che ne è la sua culla, Castiglione d’Otranto, nel profondo Sud, nel tacco d’Italia, mille abitanti e un destino altrimenti segnato dallo spopolamento.

Le azioni promosse sono frutto di un’attivazione corale, che valorizza la terra come bene comune, ma anche come orizzonte d’azione: dalla coltivazione di terre abbandonate concesse in comodato d’uso gratuito alla nascita del primo “mulino di comunità” della Puglia; dal recupero di antichi tratturi tramite la riscoperta dei frutti minori al “vivaio dell’inclusione” per la valorizzazione di anziani, migranti e portatori di altre abilità; da una intensa attività culturale a quella pedagogica con la “agriludoteca di comunità” nella scuola dismessa.

mulino di comunità
Editore
simtur
Anno

2026

Iniziativa promossa da:
Supplemento a:
Enjoy MAG

  • Registrato al Tribunale di Livorno
  • Direttrice: Patrizia Lupi
  • Marchio editoriale movability

magazine del ben-essere e del buon vivere

Enjoy MAG è un’iniziativa ideata e diretta da Patrizia Lupi – arricchita dalle visioni di Federico Massimo Ceschin – mirata a raccontare le sfide rigenerative di simtur, le migliori pratiche incontrate nei territori grazie ai labtur e agli Horse Green Day. le geografie minori del Bel Paese e le persone straordinarie che sono protagoniste del Rinascimento Rurale.

Un modo nuovo e interattivo di raccontare l’italianità partendo dai margini, dalla ruralità, dalle montagne, dalle piccole isole e dai comprensori meno celebrati dai cataloghi dell’offerta turistica.

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