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Se l’immagine di Venezia – con le sue folle di selfie stick e i canali bloccati – vi ha mai fatto pensare che ci debba essere un modo diverso di viaggiare, non siete soli. È proprio da questa frustrazione che è nata Orma Guides, una startup con una missione chiara, racchiusa nel suo nome: non solo ridurre la propria impronta, ma lasciare un’‘orma’ positiva. Proviamo a vedere come questi giovani hanno interpretato la visione del turismo rigenerativo, tanto da poter offrire 5 lezioni sorprendenti che possiamo trarre dal loro approccio metodologico, sul campo: idee che hanno il potenziale di contribuire, dal basso e concretamente, a cambiare il modo di pensare il viaggio.

Il turista non è solo un ospite, ma un agente di cambiamento

La missione di Orma Guides è radicale ma semplice: trasformare ogni turista da un semplice consumatore a un partecipante attivo nel miglioramento delle destinazioni che visita. Non si tratta solo di ridurre l’impatto negativo, ma di generare un’impronta positiva.

Questo cambio di prospettiva è fondamentale. Risponde a due facce della stessa medaglia: la frustrazione del viaggiatore consapevole, come quella provata tra i canali bloccati di Venezia che ha ispirato la nascita di Orma, e quella dei residenti, che a Barcellona arrivano a scrivere sui muri «Tourist go home!». Un approccio consapevole può fare l’opposto: sostenere l’economia locale, valorizzare la cultura e contribuire attivamente alla rigenerazione urbana e sociale.

orma guides

L’80% di noi vuole viaggiare sostenibile (ma non sa come)

Ma se la volontà di cambiare esiste, perché il cambiamento è così lento? La risposta di Orma Guides ribalta la prospettiva. Una delle scoperte più importanti alla base del loro progetto è che il problema non è la mancanza di volontà. Al contrario, le ricerche mostrano che circa l’80% delle persone desidera viaggiare in modo più sostenibile, ma si sente bloccato dalla mancanza di strumenti pratici e accessibili per farlo. Orma è nata proprio per colmare questo vuoto: la loro app consolida tutte le informazioni necessarie in un unico luogo, rendendo semplice trovare alloggi sostenibili (“Stay“), supportare attività commerciali locali (“Locally“) o partecipare a iniziative di volontariato (“Take action“).

Non è un’idea astratta: la startup ha già mappato città come Milano, Palermo, Venezia, Barcellona e Londra, con Berlino, Valencia, Firenze e Roma. Questo dimostra che il mercato non è il problema; la vera sfida è fornire soluzioni chiare e facili da usare.

Non servono gesti eroici: l’impatto si crea con le piccole scelte

L’idea di “attivismo” può sembrare intimidatoria, ma la startup intende dimostrare che l’impatto più significativo si costruisce attraverso le piccole scelte quotidiane. Non è necessario compiere gesti eroici per fare la differenza. Lo si capisce dagli esempi concreti: scegliere di bere un caffè da “Mescladis” a Barcellona, un locale gestito da una ONG che dà lavoro ai migranti, o cenare da “Rob de Matt” a Milano, un bistrot che impiega persone svantaggiate. Ogni transazione diventa un’opportunità per sostenere un progetto con un valore sociale.

La filosofia, come spiega la co-fondatrice Giulia Canini, è disarmante nella sua semplicità: in pratica, quando viaggio e devo acquistare qualcosa in un negozio o un bar perché, non farlo in un posto che abbia un impatto sociale? Ogni gesto, dal caffè del mattino allo shopping per un souvenir, se fatto con consapevolezza, diventa parte di un cambiamento più grande.

Orma Guides

Viaggiare è un privilegio, non un diritto (e può diventare attivismo)

Questa è forse l’idea più visionaria e potente che Orma tenta di trasformare in azioni concrete. Sapendo che viaggiare non è un’attività neutrale e, per gran parte della popolazione mondiale, non è un diritto scontato, va ammesso che si tratti di un privilegio. Riconoscerlo è il primo passo per trasformarlo in uno strumento di cambiamento.

Mettere in pratica questo principio si traduce nell’organizzazione di viaggi di gruppo guidati da attivisti tanto inaspettati quanto efficaci: scienziati, comici, ingegneri e artisti che accompagnano i viaggiatori per approfondire cause specifiche, dallo spreco alimentare ai diritti civili. Il viaggio non è più una semplice vacanza, ma un’esperienza progettata per ispirare l’azione e favorire connessioni significative, trasformando la consapevolezza in un concreto desiderio di agire.

Il percorso della startup non è stato lineare: dapprima ha esplorato diversi modelli di business — dalla vendita di tour alla compensazione dei crediti di carbonio — prima di arrivare alla formula attuale. Questa capacità di adattamento non è casuale, ma è guidata dai loro valori fondamentali: empatia e attivismo.

L’attivismo li ha spinti a cercare un impatto più diretto e misurabile rispetto all’astratta compensazione di crediti di carbonio. L’empatia, invece, li ha portati ad ascoltare i feedback degli utenti e i bisogni reali delle comunità, capendo che la vera necessità era avere strumenti accessibili e vivere esperienze trasformative e rigenerative.

Questa «bussola umana» è ciò che consente loro di costruire proposte di viaggio concretamente sostenibili. La prossima volta che farai le valigie, non chiederti solo dove andrai, ma quale impronta sceglierai di lasciare. Ti comporterai ancora come un osservatore passivo o un semplice consumatore? Oppure intendi diventare un partecipante attivo, un agente di cambiamento che contribuisce a creare un mondo più giusto e sostenibile?

Editore
simtur
Anno

2026

Iniziativa promossa da:
Supplemento a:
Enjoy MAG

  • Registrato al Tribunale di Livorno
  • Direttrice: Patrizia Lupi
  • Marchio editoriale movability

magazine del ben-essere e del buon vivere

Enjoy MAG è un’iniziativa ideata e diretta da Patrizia Lupi – arricchita dalle visioni di Federico Massimo Ceschin – mirata a raccontare le sfide rigenerative di simtur, le migliori pratiche incontrate nei territori grazie ai labtur e agli Horse Green Day. le geografie minori del Bel Paese e le persone straordinarie che sono protagoniste del Rinascimento Rurale.

Un modo nuovo e interattivo di raccontare l’italianità partendo dai margini, dalla ruralità, dalle montagne, dalle piccole isole e dai comprensori meno celebrati dai cataloghi dell’offerta turistica.

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