Le partnership pubblico-private per organizzare un’edizione dei labtur si strutturano come alleanze locali tra enti pubblici, imprese e associazioni, finalizzate ad attivare laboratori territoriali sul turismo rigenerativo (anche con convenzioni a titolo non oneroso.
Si può iniziare dalla presentazione di un libro o dalla partecipazione del team di esperti a eventi locali già nel programma di un’organizzazione del territorio, finalizzate alla sottoscrizione di un memorandum of understanding che sigla l’intesa tra l’ecosistema professionale simtur e la dimensione territoriale.
Altre modalità sono il protocollo d’intesa (non oneroso) «piccole patrie» che costituisce il primo passo per condividere la visione profetica di Adriano Olivetti e attiva il «patto di comunità» che dà vita ai labtur, oppure anche aderendo all’iniziativa «destinazioni slow», che accompagna i territori a qualificare l’offerta territoriale e posizionarla nei mercati del turismo slow e rigenerativo.
A Priverno, il seminario labtur ha visto il Comune collaborare con gli operatori privati per sessioni su “Centri storici e territorio“, integrando prospettive istituzionali con expertise di professionisti del turismo. In contesti rurali, come ad esempio Pietrelcina, l’amministrazione locale ha generato un patto con agriturismi e reti associative per avviare il programma prototipi di «piccole patrie», condividendo risorse per governance, innovazione e formazione.
Meccanismi Comuni
Queste partnership iniziano con protocolli d’intesa tra Comuni, oppure Regioni e altri enti territoriali, cui si aggiungono imprese private per contributi tecnici – come analisi strategiche o marketing territoriale – evolvendo in eventi itineranti con monitoraggio condiviso.
Modelli simili emergono dalle assemblee simtur, quando enti pubblici facilitano sedi e fondi mentre privati portano competenze operative per scalare impatti rigenerativi.




